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santaopposizione
sia lecito dire con franchezza (parresia)

Chi sono:
"una canna sbattuta dal vento".

Chi siamo:
"La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. E' una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. E' una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate.

Per cosa combattiamo:
Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto". (Gilbert Keith Chesterton)
 
Per cosa combatto:
La regressione e il peggioramento non vanno accettati: magari con l'indignazione e la rabbia, che, contrariamente all'apparenza, sono, nel caso specifico, atti profondamente razionali. Bisogna avere la forza della critica totale, del rifiuto, della denuncia disperata e inutile (Pier Paolo Pasolini, Lettere Luterane)

6 ottobre 2012
Weltanschauung / 9
ed ecco anche la II parte



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1 ottobre 2012
Weltanschauung / 8



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24 aprile 2012
Weltanschauung / 7
Con tassi di corruzione inauditi, ruberie, consorterie, malversazioni, incroci pericolosi tra sesso, potere e organizzazioni criminali è lecito pensare che qualcuno debba pur essere colpevole, che qualcuno debba pagare - anche col carcere -, che qualcuno debba rendere conto oppure si deve continuare ad essere annebbiati dalla coltre di scontata propaganda di cortigiani e laudatores pronti a diffondere la pravda di comodo?
Com'è possibile che in Italia ci sia tanta tolleranza, si sia tanto accomodati sul peggio e che - già toccato il fondo - si continui a scavare indefessamente?



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19 dicembre 2011
Weltanschauung / 6

Pascal:

Quando considero la piccola durata della mia vita inghiottita nell'eternità che la precede e che la segue - memoria hospitis unius diei praetereuntis - il piccolo spazio che occupo e anche quello che vedo perduto nell'immensità degli spazi che ignoro e che mi ignorano, mi atterrisco e mi stupisco di vedermi qui piuttosto che altrove...

...Gli uomini non avendo potuto guarire la morte, le miserie, l'ignoranza, hanno preso partito, per rendersi felici, di non pensarvi affatto.

(ECCELLENZA DI QUESTA MANIERA DI PROVARE DIO)

La conoscenza di Dio senza quella della propria miseria produce l'orgoglio. La conoscenza della propria miseria senza quella di Dio produce la disperazione. La conoscenza di Gesù Cristo produce il giusto mezzo poiché vi troviamo, e Dio e la nostra miseria.

***

Parresia adrenalinica.




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27 ottobre 2011
Weltanschauung / 5
Non comoda la vita di chi è nè con gli uni, nè con gli altri; nè destorso, nè sinistreggiante; nè religioso, nè irreligioso e via discorrendo.
Epperò, intrinsecamente libera. La verità fortifica la libertà. Assecondare la parresia interiore.



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10 ottobre 2011
Weltanschaaung / 4
 Gli corse incontro; gli si gettò al collo; uscì a pregarlo.
L'amore non conosce lontananza. Aspra la croce, lontana dagli amici, dalla città, dalla dignità. Senza, saremmo stati lontani dalla vita.
L'amore promuove la vita ("come vorrei nessuno soffrisse!").
Forte come inferi, morte, non-senso è l'amore.
Rispetta, accompagna, irrompe, rimpiccolisce, non ha fine.



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14 settembre 2011
Weltanschauung / 3
Praticamente l'esegesi del post precedente è data dalla vita eroica di questa ragazza:

http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/228339_finazzi/



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9 settembre 2011
Weltanschauung / 2

Ho sentito dire in questi giorni che un cristiano si vede da tre cose: come parla della morte; come parla degli altri in loro assenza; che persone frequenta.

Aggiungerei, in una parola, se accetta la croce: di vedere luce laddove sembra esserci solo nulla e abominio; di caricarsi compateticamente il dolore altrui sulle proprie spalle; di rinnegare la propria volontà per compiere la volontà del Padre, unico sostanziale e vitale cibo.

Urge, pressa, insiste il dolore di questa generazione individualista, virtuale, senza padri. Servono, per questa generazione, le parole del Padre, il loro calore, la loro franchezza.




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31 agosto 2011
Weltanschauung

"Per chi suona la campana"? (Hemingway). O che sia invece squillo giubilante di trombe?




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31 agosto 2011
Santa Opposizione - il ritorno

Cicatrizzate le ferite, presa e solennizzata la scelta, stabilita l'identità, conosciuta la missione, o si eroi o non si è. Tertium non datur. Cosa ti toglie il sonno, cosa ti sveglia nel cuore della notte? Quale tensione? Quale sete? Siamo ammorbiditi, confortati, anestetizzati, annichiliti dalla vita liquida che spegne le fiamme più divampanti. Eppure, in ogni data epoca storica, c'è da far conoscere la verità, vivere per.

"Chi non raccoglie con me, disperde". Cosa c'è da raccogliere? La non-vita: colmandola di abbondanza.

Essere eroici o non-essere.

Santa Opposizione tende all'eroismo.

 




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9 gennaio 2011
In ogni dato periodo storico

Ai problemi scottanti di un dato periodo storico lo Spirito risponde con una definizione e una soluzione. Ciò avviene [...] quasi sempre nella forma di una missione nuova, concreta, soprannaturale, col suscitare un Santo che rappresenti per la sua epoca il messaggio del Cielo, la spiegazione del Vangelo adeguata ai tempi, la via d’accesso elargita a questo tempo per giungere alla verità onnitemporale di Cristo. Come potrebbe la vita essere interpretata altrimenti che mediante la vita? I Santi sono la tradizione più viva, proprio quella Tradizione cui allude sempre la Scrittura, quando parla del dispiegarsi delle ricchezze di Cristo, e dell’applicazione alla storia della norma di Cristo.

HANS URS VON BALTHASAR

 




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19 agosto 2009
QUIA AGERE ET MORI?

MARINA. Vuoi mangiare qualcosa, magari?

ASTROV. No. La scorsa quaresima, la terza settimana, sono stato a Malìzkoie per l’epidemia… Tifo petecchiale… Nelle case dei contadini c’era gente per terra… Uno sporco, uno puzza, un fumo, i vitelli sdraiati lì sul pavimento, insieme ai maiali… Perfino i maiali…  Mi son daffare tutto il giorno, senza sedermi un attimo, senza toccar cibo, poi sono andato a casa, ma neanche allora m’han lasciato in pace: m’han portato lì un casellante delle ferrovie. L’ho fatto mettere sul tavolo, perché c’era da operarlo, e quello mi va a morire sotto il cloroformio? Ed ecco che allora, quando proprio non servivano più a niente, mi si risvegliano dentro i sentimenti, e la coscienza mi si rimorde come se quello l’avessi ammazzato io di proposito… Mi son seduto, ho chiuso gli occhi… così… e ho pensato: ecco, quello che vivranno centro duecento anni dopo di noi, e ai quali noi oggi siamo qui che apriamo la strada, si ricorderanno di noi con una buona parola? Tata, non se ne ricorderà più nessuno!
 
MARINA. La gente no, dio però sì.
 
(Anton Cechov, Zio Vania, Rizzoli Bur, Milano 2006, pag. 37)



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27 aprile 2009
L'ULTIMA DISGREGAZIONE INTELLETTUALE
 "In questi ultimi secoli un nemico ha tentato di operare la disgregazione intellettuale, morale, sociale dell'unità nell'organismo misterioso di Cristo. Ha voluto la natura senza la grazia; la ragione senza la fede; la libertà senza l'autorità; talvolta l'autorità senza la libertà.

E' un nemico divenuto sempre più concreto, con una spregiudicatezza che lascia ancora attoniti: Cristo sì, Chiesa no. Poi: Dio sì, Cristo no. Finalmente il grido empio: Dio è morto; anzi: Dio non è mai stato.

Ed ecco il tentativo di edificare la struttura del mondo sopra fondamenti che Noi non esitiamo ad additare come principali responsabili della minaccia che incombe sulla umanità: un'economia senza Dio, un diritto senza Dio, una politica senza Dio.

Il nemico si è adoperato e si adopera perchè Cristo sia un estraneo nelle Università, nella scuola, nella famiglia, nell'amministrazione della giustizia, nell'attività legislativa, nel consesso delle nazioni, là ove si determina la pace o la guerra".

PIO XII, 1952



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20 aprile 2009
POLITICA
VAUREIDE

Ogni giovedì sera su Rai Due i profeti nel deserto Santoro e Vauro tengono le loro laiche prediche deplorando l’universo mondo (beninteso: da deplorare c’è e c’è molto, ma cum grano salis), la figura del politico in quanto tale ghignando contro tutti come se tutti fossero babbei inebetiti, qualsiasi forma di potere ed applicando a se stessi la formula evangelica, anche se riportata alla sfera sociale e politica: “io sono la verità, la via e la vita”.

Ora, fatta salva la sacrosanta libertà di espressione del pensiero sancita dall’art. 21 della Costituzione e dunque il fermo diritto della redazione di Santoro a lavorare ed andare in onda, vorremmo fare un breve ragionamento sul comunista Vauro il quale si atteggia a Pasquino, a buffone di corte che sbugiarda il potente e a, ça va sans dire, perseguitato politico per le sue idee osteggiate dalle stanze dei bottoni. Ebbene, egli reclama libertà per le sue vignette. E non solo per le vignette, ma anche per l’assassino Cesare Battisti che non è il famoso patriota, ma un terrorista rosso: leader dei Proletari Armati per il Comunismo, viene condannato all'ergastolo con sentenza definitiva, oltre che per banda armata, rapine e gambizzazioni, per quattro omicidi. E' l'esecutore materiale del maresciallo Antonio Santoro, Udine, 6 giugno 1978; dell'agente Andrea Campagna, Milano, 19 aprile 1979. Fa da copertura al commando che uccide Lino Sabbadin, Mestre, 16 febbraio 1979, "reo" di aver reagito ad una rapina ed aver dunque violato la "giustizia proletaria"; ed è ideatore ed organizzatore dell'omicidio di Pierluigi Torreggiani, Milano, 16 febbraio 1979, "reo" anch'egli di aver reagito ad un "esproprio proletario". Durante l'omicidio rimane ferito il figlio di Torreggiani, Adriano, che rimarrà tutta la vita su una sedia a rotelle. Nell'81 Battisti viene arrestato, ma ben presto evade e ripara in Messico, da dove andrà via nel 1990 per approdare in Francia che gli promette asilo e libertà secondo la "dottrina Mitterand": ospitalità ai terroristi che non abbiano fatti di sangue alle spalle (non è il caso di Battisti) e che abbiano deciso di voltare pagina (non è il caso di Battisti, che non ha mai fatto mea culpa). Nel 2004 la Francia inaugura una fase di collaborazione con il governo italiano e lo arresta. Viene scarcerato dopo pochi giorni, ma fugge nuovamente: direzione Brasile, dove viene giustamente arrestato anche se scandalosamente riceve lo status di rifugiato politico e ne viene rifiutata l’estradizione in Italia. Questo Battisti, dopo anni di ostriche e champagne e di corteggiamenti e frequentazioni dei salotti dell’intellighenzia francese (capeggiati dal noto romanziere Fred Vargas), dovrebbe tornare nelle patrie galere quantomeno come forma di rispetto per coloro che ancora piangono per la violenza crudele che Battisti applicava alle sue idee vergognose.

Ecco, Vauro Senesi, il 10 febbraio 2004, ha firmato un appello pubblico, firmato da centinaia di pseudo intellettuali, che sosteneva: protestiamo contro questo scandalo giuridico e umano (l'arresto, ndr) e chiediamo la liberazione di Battisti. Ci auguriamo che la sua firma sia finita lì per sbaglio, ma comunque ci vuole fegato a chiedere la liberazione di uno che prima ha ucciso per vendetta e disprezzo e poi, novello Voltaire, se l’è spassata tra i salotti della Parigi bene. E Vauro, di fegato, ne ha da vendere. Per inciso (ecco cosa accade ad aprire gli armadi), quel manifesto è stato firmato da Roberto Saviano (sì, proprio quello di Gomorra) che, mentre invoca legalità per la sua Campania, chiede impunità per un assassino condannato all’ergastolo da un normale Tribunale di uno Stato democratico e non dalla Corte Marziale di uno Stato fascista o dittatoriale. En passant, citiamo tra i firmatari del suddetto appello Paolo Cento, ex sottosegretario all’Economia del Governo Prodi, e gli scrittori Massimo Carlotto e Pino Cacucci. Senza dimenticare l’ecumenico Erri De Luca che su Le Monde ha chiesto pietà “per una generazione di vinti” e il notissimo Daniel Pennac che è arrivato a scrivere che l’arresto di Battisti "è un delitto allo Stato di diritto". Ma Pennac non si è perso d'animo e ha scritto una lettera A un perseguitato (dove il perseguitato è Battisti, sic) con la "speranza di vederlo presto libero".

Ricordiamo ancora la triste vicenda delle vignette su Maometto pubblicate da un giornale danese che hanno scatenato feroci polemiche ed anche dei morti tra alcuni manifestanti islamici. Lì Vauro fu chiaro: “io ogni giorno che passa penso che quelle vignette siano una tragica rappresentazione del cattivo gusto: quel Maometto brutto, barbuto, con la satira non c’entra niente. La satira è gioco, allegria...”. Cattivo gusto, diceva: come definire però le sue vignette che ritraggono Benedetto XVI vestito da nazista? Come definire le vignette in cui Gesù è rappresentato oscenamente? Come definire il suo libro Papeide, Piemme, 320 pagine di insulti a Giovanni Paolo II prima e a Benedetto XVI poi? Come definire codesto libro in cui a pagina 77 è contenuta una bestemmia?

Maometto è untouchable, contro Gesù e i papi si può vomitare qualunque cosa: questa è la coerenza in salsa vauriana. La satira è gioco, diceva. No, per lui, la satira è ideologia.


da: www.europaoggi.it


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30 marzo 2009
POLITICA
Sig. Englaro

Sul caso di Eluana Englaro e della sua oggettiva eutanasia passiva, si è già detto a sufficienza ed abbiamo denunciato il totale e sconcertante capovolgimento della realtà. Per timore di pronunciare giudizi, ci siamo sempre riservati di evitare commenti troppo fervorosi sul padre della ragazza, il sig. Beppino: in dubiis abstine!

Ma ora sia lecito dire due parole su alcuni suoi comportamenti.

Egli ha avallato lampanti menzogne sullo stato di coma vegetativo persistente.

Egli non si è mai riservato il beneficio del dubbio, ma si è comportato sempre come padrone di una vita di una persona la cui corteccia celebrale ha sempre ricevuto stimoli, reagendo poi misteriosamente. Il dubbio, anche sulla volontà della ragazza (per quanto potesse comunque contare) e spesso reclamato come unica fonte di conoscenza e giusto agire, qui non trova casa.

Egli ha chiesto silenzio per trovare “la pace”, ha deplorato chi si intromettesse nella sua e di Eluana sacrale “sfera privata”, ma non ha mancato, dopo la morte della figlia, di scrivere su Micromega, di partecipare a manifestazioni pubbliche contrarie al ddl approvato al Senato, di andare a Firenze a diventarne cittadino onorario (quale onore?), di andare in tv dal solito ammirato Fazio. Nessuno può toglierci dalla mente che egli abbia permesso di usare la figlia come pontifex per la legalizzazione dell’eutanasia.

Egli si è servito gratuitamente (!) di un avvocato, il dott. Campeis che, appena terminato il protocollo mortifero applicato ad Eluana, la vera vittima di una vergognosa campagna, ha dato un party presso la sua villa seicentesca nelle campagne fuori Udine con i giornalisti delle testate più meritorie, cioè quelle che più si erano impegnate nella campagna per la morte di Eluana. Un ricevimento durato fino all'alba, allietato da un “ricco catering [con] camerieri in guanti bianchi e i migliori vini friulani”. Mentre un cuore umano si arrestava per disidratazione, una mano si apprestava a stappare lo champagne. Che sia stato loro indigesto.

Tutto questo è stato. Non possiamo condannare un padre che ha visto morire, tra diversi ed orrendi tormenti, una figlia. Un padre – ci auguriamo – lacerato. Né, però, possiamo elevarlo ad eroe od apripista della cosiddetta civiltà; né onorarlo per le sue presunte illuminate richieste civili, tendenti invero al blu tenebra.


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20 marzo 2009
CULTURA
Gesù è aiutato dal cireneo
 Gesù, per l’opera di redenzione di tutte le nostre ottusità, della nostra incredulità, della nostra violenza, ti sei fatto tu stesso oggetto di maledizione, sulle spalle hai caricato l’orrendo peso della disgrazia. Eri la Vita e ti sei fatto morte; eri la Luce e ti sei fatto tenebra: hai voluto condividere con noi, per essere come noi, anche l’assurdità della morte.

Ma, per la potenza vivificante della tua Parola, la crocifissione non è un fatto passato, ma attuale: semplicemente, ancora, è. Per ogni nostro peccato, devi riprendere, straziandoti, la salita del Calvario. Sei crocifisso – è un vero Golgota cosmico - in ogni malato di tumore, in ogni ammalato di AIDS, in ogni comatoso, in ogni donna costretta a prostituirsi, in ogni bambino affamato. Aiutaci, allora, ad essere, pur miseramente, benedizione per qualcuno, ad essere amore gratuito presso ognuna di queste croci. Aiutaci a sacrificarci perché la tua croce sia meno pesante. Aiutaci a vedere segnali di Grazia dove apparentemente non c’è speranza. Aiutaci a non spezzare quel filo rosso d’amore che unisce Cielo e Terra.


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4 febbraio 2009
CULTURA
CHE FARE?

Di fronte al male che si spiega con tutta la sua forza, all'odio che corre come la corrente nei fili elettrici e alla preferenza perenne per le tenebre piuttosto che per la luce riecheggia quell'interrogativo con cui Ignazio Silone chiude il suo bellissimo Fontamara: "Che fare?"
Darsi da fare per ricambiare quei doni che utilizziamo, senza meriti e senza conoscerne il perchè: la nascita, la vita, il raziocinio, l'intuito, i talenti, tutto ciò che è bello. Ma poi lottare senza quartiere, indefessamente, senza tregua, ma serenamente, per la "buona battaglia": mantenere la fede nel delirio collettivo per cui si crede a tutto, ma si nega la possibilità del mistero. Tenere acceso il tizzone ardente dell'amore, insegnare la speranza a sua volta insegnata dall'esperienza dell'Essere e dall'immersione nell'Essere: nessun nostro atto, nè uno dei nostri cari, nè l'ardore irrefrenabile di certe intuizioni affettive o culturali o trascendenti andrà perso, ma tutto sublimato, trasformato, rinnovato come l'acqua fresca di certi ruscelli di montagna.
Educare all'umanità, ad essere uomini: non dèi, non angeli, non bestie, ma signori del creato pur plasmati dopo gli asini. Fare i conti con tutte le ipotesi di salvezza ed escludere quelle non ragionevoli. Prendere a pugni la superficialità, i luoghi comuni, i conformismi che suscitano violenza: contro se stessi, contro gli altri, contro quel Dio che fa nuove tutte le cose. Confortare chi non ama se stesso e fargli scoprire la sua inscindibile unità: corpo, si è corpi da valorizzare e rispettare; anime, si è anime estese fino all'infinito come l'universo; psiche, si è psiche con i nostri 40 miliardi di neuroni che ci fanno unici fino alla fine dei tempi.




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18 novembre 2008
SOCIETA'
ELUANA ENGLARO DEVE VIVERE!
La scure dei boia del relativismo etico si è abbattuta su una ragazza di 37 anni, Eluana Englaro, in coma persistente (e non permanente, né irreversibile, come testimonia il caso di Salvatore Crisafulli – www.salvatorecrisafulli.it) dal 1992. E’ il padre stesso, Beppino, a chiedere, per via giudiziaria, la morte di Eluana. La Cassazione gliel’ha concesso. A breve, alla ragazza non saranno tolti medicinali, né sarà staccata alcuna spina: verranno invece tolti cibo e acqua. Eluana non morirà di malattia (lo stato vegetativo, una situazione così triste, è una disabilità compatibile con la vita), ma di fame e sete. Forse soffrendo.

E’ la prima volta, se si escludono i condannati a morte a seguito delle leggi cosiddette fascistissime del 1926, che lo Stato italiano condanna a morte un’inerme, un’innocente, è la prima volta che il diritto – contrariamente a quanto avevano voluto i Padri costituenti – dà la morte: in nome di un inesistente “diritto a morire”; in nome di una volontà della malata stessa quanto presunta tanto incerta, desunta da dichiarazione rese a terzi (e logicamente, quando si parla di eredità e testamenti patrimoniali, di queste dichiarazioni – verba volant – non se ne fa nulla) che potrebbe essere anche cambiata e che non legittima comunque che un uomo ponga fine alla vita di un suo simile.

Da oggi le sentenze, anche in Italia, uccidono.

Quando, in periodi davvero più bui, in Germania si cominciarono ad uccidere i malati perché considerati un fastidio improduttivo, l’arcivescovo Clement August von Galen denunciò: “se i malati vengono trattati come bestie, guai a noi quando saremo vecchi e deboli…”.

Eluana è accudita, solo per amore, dalle suore misericordine che ogni giorno la mettono su una carrozzella per farle fisioterapia. Eluana che di recente ha battuto da sola una forte emorragia interna apre gli occhi di giorno e li chiude di notte e “qualche volta se le parla suor Raffaella muove gli occhi”. Queste suore esemplari sono uscite dal guscio del loro lavorare silenzioso: “Vorremmo dire al signor Englaro che se davvero la considera morta di lasciarla qui da noi. Per noi Eluana è una persona e viene trattata come tale. E’ parte della nostra famiglia”.

Che non manchino suffragi e preghiere per queste suore, per Beppino Englaro e soprattutto per la povera Eluana, sul cui corpo si avventano già troppi avvoltoi.


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28 ottobre 2008
CULTURA
APPUNTI PER UN PENSIERO FORTE / 3

 Spinto dal desiderio di scoprire la verità ultima dell’esistenza, l’uomo cerca di acquisire quelle conoscenze universali che gli consentono di comprendersi meglio e di progredire nella realizzazione di sé. Le conoscenze fondamentali scaturiscono dalla meraviglia suscitata in lui dalla contemplazione del creato: l’essere umano è colto dallo stupore nello scoprirsi inserito nel mondo, in relazione con altri suoi simili dei quali condivide il destino. Parte di qui il cammino che lo porterà poi alla scoperta di orizzonti di conoscenza sempre nuovi. Senza meraviglia l’uomo cadrebbe nella ripetitività e, poco alla volta, diventerebbe incapace di un’esistenza veramente personale

Giovanni Paolo II, Fides et ratio, n.
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13 settembre 2008
BATTAGLIE DI RETROGUARDIA

Umor di cane, sordo alla stonate campane dei sentimentalismi, dei giovanilismi e delle raffinatezze, erotomane della provocazione, allergico al tabù dei mostri sacri (a meno che non siano davvero sacri, ed allora non è tabù ma "timore e tremore"), mi trovo - ma non da solo - a pensare più che condurre, azione contro contemplazione, battaglie di retroguardia.
La restaurazione dello Stato della Chiesa, la concezione delle donne, il concetto di natura, intieramente derivato da quel polemista torrenziale di Edmund Burke, con tutto ciò che ne deriva...




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4 luglio 2008
CULTURA
COMPITI PER LE VACANZE

Invito i miei quattro lettori a meditare e lasciarsi - docilmente - commuovere da queste parole.


«Se Dio esiste, è l’Essere di cui nulla di più grande e di perfetto può essere pensato. Il concetto di un simile Essere è nella nostra mente, ma deve esistere anche nella realtà. Perché, altrimenti, sarebbe possibile supporre un Essere più grande e più perfetto, in quanto esistente non solo teoricamente ma anche realmente».                
                                                                                                                        (Sant’Anselmo di Aosta)


«L’amore appare a tutti gli uomini il valore supremo. Ma, allora, sarebbe assurdo pensare che Dio non sia amore, poiché, se Dio non fosse amore, sarebbe privo di quello che – secondo la convinzione da Lui stesso instillataci, vista l’universalità che la caratterizza – è per noi il valore supremo…  Dio può essere amore soltanto se ha qualcuno da amare eternamente. L’esistenza di amore in Dio presuppone in Lui un’eterna distinzione di Persone. L’ipotesi di Dio che – essendo amore e non avendo altro da amare se non Se Stesso – crea il mondo per avere qualcosa d’amare, appare un’evidente contraddizione, perché vorrebbe dire che vi è stato un tempo in cui Dio, non avendo alcuno cui rivolgere il proprio amore, risultava privo di qualcosa d’essenziale. Un essere che manca di qualcosa di essenziale non può essere Dio, giacchè Dio è proprio colui che possiede la pienezza di ogni attributo».                              
                                                                                                                                     (Jean Danièlou)




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14 giugno 2008
CULTURA
APPUNTI PER UN PENSIERO FORTE / 2

"Se a nulla si crede, se nulla ha senso, e se non possiamo affermare alcun valore, tutto è possibile e nulla ha importanza. Non c'è nè pro nè contro, nè l'assassino ha torto o ragione... Nulla essendo vero e falso, buono o cattivo, la norma consisterà ne mostrarsi il più efficace, cioè il più forte. Gli uomini allora non si divideranno più in giusti ed ingiusti, ma in signori o schiavi."

                                                                 (Albert Camus, L'uomo in rivolta, Bompiani, Milano 1958, p.13)




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7 giugno 2008
POLITICA
GAY PRIDE

In nome del soggettivismo (per cui il desiderio deve essere codificato dallo Stato, meglio se etico), è andato in scena, per le vie della capitale del Cattolicesimo, il Gay Pride, manifestazione di pura lussuria, parata folklorista di un inutile, deviato ed ostentato orgoglio sessuale. Costoro, molti dei quali addobbati per la sfilata carnevalesca del miglior Viareggio, dicono di "non esistere", di "essere spogliati dei loro diritti". Godono, invece, di tutti i diritti di qualsiasi cittadino. Solo una certa ideologia (o può meglio definirsi eresia càtara, secondo la lezione di Chesterton: "il 90% di quelle che si dicono idee moderne sono vecchie eresie") che, appunto, reclama che il suo desiderio sia sic et simpliciter legge, fa apparire gli omosessuali come non - persone giuridiche.
Io voglio dire che la pratica omosessuale è oscena. Ma voglio anche sottolineare che amo quel mio prossimo che è sceso in piazza. Può essere che mi preceda nel Regno dei Cieli.
Anche il più ributtante; anche quello che ha insultato il mio Papa Benedetto XVI.
Purtroppo anche tra gli omosessuali tendono a prendere il sopravvento gli elementi massimalisti e radicali che parlano a nome di tutti gli omosessuali mentre non rappresentano tutti gli omosessuali; esistono tante benemerite persone che vivono il loro status sessuale con sobrietà e non si sentono affatto rappresentati dai Luxuria, dai Grillini, dai Cecchi Paone.
Rimane il fatto che a vedere certo foto sui siti internet dei quotidiani torna nella mente e nel cuore frà Girolamo. Frà Girolamo Savonarola.




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4 giugno 2008
LIBRI SUL ROGO

Rino Cammilleri è stato uno dei pochissimi a dedicare qualche riga a questo avvenimento:

Il 15 maggio 2008 nella città israeliana di Or Yehuda, dalle parti di Tel Aviv, si è svolto uno  strano rito. Il sindaco Uzi Aharon, secondo quanto riportato dal quotidiano «Maariv», ha fatto bruciare pubblicamente centinaia di copie dei Vangeli.


Questa preclara figura di sindaco ha anche annunciato - con l'occasione - un giro di vite contro i missionari. 
Ça va sans dire, l'intellighenzia tace. In altri casi, anche al minimo rogo dell'ultimo dei libri di giordani bruni vari, si sarebbe parlato di pratiche medievali, oscurantiste, da caccia alle streghe, degne dei secoli bui. Se si fosse bruciata una Torah, si sarebbe parlato di neo - nazismo, fascismo di ritorno, rigurgito di intolleranza et similia. Sono i miti dell'intellighenzia. Non svegliamoli gli intellettuali, essi dormono.




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19 maggio 2008
APPUNTI PER UN PENSIERO FORTE

 Elemento distintivo dei cristiani il fatto che essi hanno un futuro: non è che sappiano nei particolari ciò che li attende, ma sanno nell’insieme che la loro vita non finisce nel vuoto. Solo quando il futuro è certo come realtà positiva, diventa vivibile il presente…
Non sono gli elementi del cosmo, le leggi della materia che in definitiva governano il mondo e l’uomo, ma un Dio personale governa le stelle, cioè l’universo; non le leggi delle materia e l’evoluzione sono l’ultima istanza, ma ragione, volontà, amore – una Persona. E se conosciamo questa Persona e Lei conosce noi, allora veramente l’inesorabile potere degli elementi materiali non è più l’ultima istanza; allora non siamo schiavi dell’universo e delle sue leggi, allora siamo liberi. Una tale consapevolezza ha determinato nell’antichità gli spiriti schietti in ricerca. Il cielo non è vuoto. La vita non è un semplice prodotto delle leggi e della casualità della materia, ma in tutto e contemporaneamente al di sopra di tutto c’è una volontà personale, c’è uno Spirito che in Gesù si è rivelato come Amore.

(Benedetto XVI, Spe Salvi)




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8 maggio 2008
POLITICA
QUOTE ROSA

Scusate il mio evidente "sessismo", ma non sopporto l'ultima frontiera del politicamente corretto che sono le cosiddette quote rosa, secondo cui un governo, un parlamento, è buono, se e solo se ci sono tante donne e meno maschi possibile. Hanno forse bisogno le donne di imporre la loro presenza per legge? Non sarebbe meglio mettersi in evidenza per il merito? E che dire dei lavori dove c'è quasi una esclusiva presenza femminile, come l'insegnamento scolastico?
Bisogna anche dire che, se si tratta di donne del calibro della Brambilla, della Prestigiacomo, della Carfagna, ebbene, viva le quote celesti e viva i tempi in cui la donna era solo "angelo del focolare".




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30 aprile 2008
LE CHICCHE DEL SANSONETTI

Piero Sansonetti, preclaro direttore di “Liberazione”, il foglio della altrettanto preclara Rifondazione Comunista, un anno fa circa, paragonò il Papa, anzi lo definì tout court, un capo del Ku Klux Klan.

Oggi, interpellato sulla pantagruelica debacle locale e nazionale della sinistra rossa, verde e veltroniana, ben lungi da attribuire ad essa alcuna responsabilità, ha evocato un complotto congiunto di Confindustria (e i confindustriali eletti nel Pd? Spie al servizio del nemico capitalista!) e, ovviamente, della Chiesa Cattolica, perché, secondo il nostro eroe, tutto è cambiato da quando Giovanni Paolo II è morto ed è salito al soglio di Pietro Benedetto XVI, sotto il quale ci sarebbe stato “una svolta a destra”. Giovanni Paolo II era un intellettuale de sinistra, mentre Benedetto XVI è spostato più su posizioni di conservatorismo: non è chiaro, però, se tifi più per An o per Forza Italia: mentre è esclusa la Lega, perché i bavaresi provengono dagli antichi germani e non dai druidi celti. Tutto è politica, la più nobile attività dello spirito umano, secondo il panpoliticista Sansonetti.

A ben ragione, Kierkegaard, che non si occupava di politica perché convinto che la vita del singolo andasse ristretta all’essenziale, cioè alla “misura dell’eternità”, e perché aveva orrore della massificazione, nel suo Diario, annotava: “appena ti muovi, ti appiccicano addosso l’etichetta di questo o quel partito”.




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26 aprile 2008
POLITICA
25 APRILE E I MAGGIO
Il 25 aprile, festività del calendario laico della Repubblica, è passato. Ma è una liturgia stanca ormai, appannaggio di pochi, non richiama nessuna memoria particolare nell’immaginario collettivo. La “zona grigia” non si è tinta di altri colori, con gli anni. Il pericolo fascista non esiste più, se è mai esistito dopo il ’45, semplicemente perché il fascismo è storicamente morto e l’unico danno ancora oggi palpabile della rivoluzione fascista è stato di aver contagiato di fascismo anche i movimenti e le persone che si dicono antifascisti/e.

E’ un paese che non ha memoria perché la memoria dovrebbe essere intimamente connessa alla verità storica. Forse ha ragione Ernesto Galli della Loggia quando scrive che dopo l’8 settembre la patria è morta.

Con lo stesso spirito ci apprestiamo a trascorrere la festa dei lavoratori. Una festa di sinistra – socialista – mentre i lavoratori, quelli di cui parla continuamente Bertinotti e di cui la sinistra dovrebbe essere megafono, sono diventati di destra. Ora è tornato Berlusconi al governo, per cui è stato finalmente trovato un nuovo bersaglio: l’anno scorso fu la Chiesa ad essere maltrattata. Perché quelli che affollano le piazze in queste occasioni ritengono che chi non è un compagno e “uno di noi”, è un nemico, non vale niente, va disprezzato, è un verme. La Moratti, sindaco di Milano di Forza Italia, è stata fischiata mentre manifestava trainando avanti la carrozzella del padre partigiano. Così come ieri è stato fischiato l’arcivescovo di Genova, il card. Bagnasco. Perché? Si tratta di un fascista? Si è presentato con libro e moschetto? No, perché il nemico fondante la propria identità, sebbene fuori tempo massimo, è l’antifascismo: non potendo lottare oggi, per forza di cose, contro i tribunali speciali, contro il Minculpop, contro gli squadristi, si lotta continuamente contro quello che viene chiamato il nuovo fascismo: ora Berlusconi, ora la televisione, ora la Chiesa et similia. In genere poi, chi predica queste mirabilia, è stato comunista per cinquanta anni, ed è rimasto antifascista, senza mai diventare anticomunista.

Qui non si vogliono mettere in discussione valori fondamentali come la liberazione dal totalitarismo di Mussolini o i diritti dei lavoratori, ma ragionare sul come, sul perché, viverli. Servirebbe coraggio nel fare luce sulle “ombre”, responsabilità nella verità e (ri)discussione su tutti i dogmatismi, gli stereotipi, le forzature ideologiche e le stesse ideologie che hanno inquinato la vita della nostra comunità.




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11 aprile 2008
PADRE FILIPPO CLERICI
 

Estote parati. Siate pronti.
Padre Filippo Clerici, un prete gesuita di Milano, scalatore di montagne della Val Gardena, è morto. Proprio mentre si preparava, faticando sui pendii, alla “festa preparata” per lui.
Diceva infatti: “la vita è come scalare una montagna. Se so che sulla cima mi attende una festa preparata per me, potrò vivere la fatica dell'ascesa con gioia e speranza”.
Padre Filippo l’ho conosciuto quando aveva 70 anni o poco meno. Era “un uomo vivo”. Non solo perché mentre tutti noi, adolescenti, arrancavamo ascendendo, lui sgambettava, ma anche perché era un uomo semplice come pochi e pieno di gioia. Sapeva soccorrere noi, se stanchi o feriti, abitanti della città: “dai, chè questo è un sentiero per obesi tedeschi”. Era un uomo silenzioso, ma mai introverso, forse perché aveva di mira quella “festa preparata” e quindi sapeva che de ore tuo te judico e poi perché durante l’ascesa bisogna meditare, pregare, amare il creato e la sua bellezza, trovare Dio e respirare la Sua onnipotenza. Era un uomo da abbracciare ed io l’avrei fatto quando mi accompagnò all’ospedale per una brutta distorsione rimediata nell’ ascesa, se non ne fossi stato impedito dal pudore maschile che non lascia trasparire i sentimenti ed anche da un certo timore reverenziale. Ma le ragazze, che sono più slanciate, lo abbracciavano sovente.
Lo ricordo mentre proponeva le sue gite “pedibus scarpantibus” che poi capeggiava con la sua bacchetta da sci; molti ragazzi, però poi, andavano a sciare. Lo ricordo celebrare Messa e ricordo la sua voce dare la sveglia via radio, propagandandoci la sua camminata; e poi quando andavamo a “svegliare l’aurora”, cioè ad aspettare l’alba vegliando, dopo escursioni notturne interminabili, in cima, a temperature artiche.
Lo ricordo (quanto vorrei tornare in quei momenti, a quei ricordi!) così, ma non oso, anzi, non riesco proprio, a vederlo morto. Non riesco a immaginare come il suo corpo sia caduto nelle montagne. Non riesco a pensare che un volto così acceso, così vivo, possa tenere gli occhi chiusi. Le montagne non l’hanno tradito: perché è caduto, è scivolato sì, ma l’hanno fatto volare al cospetto di Dio, lui che già era "quasi un trasfigurato in terra".

Le montagne l’hanno trovato pronto. Estote parati.




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3 aprile 2008
POLITICA
AL VOTO! AL VOTO!
Nel segreto dell’urna (laddove Dio ci vede e Veltroni no) avrò in mano quattro schede: una per il sindaco di Roma, una per il presidente della provincia, una per il presidente della circoscrizione, una per la Camera dei
Deputati.

Bisogna precisare, prima che dica chi, ma soprattutto che cosa voterò, che io non sono un democratico per mille motivi: perchè ho letto "Sudditi" di Massimo Fini e di lì mi sono convinto che la democrazia rappresentativa è "un imbroglio, una truffa, una parodia" e tutto il resto; perchè la democrazia è, necessariamente, "il governo dei mediocri"; perchè la democrazia è una tirannia, ed in questo ha ragione Luigi Pirandello. Non credo neanche tanto propenso alla laicità dello Stato, ma bisognerebbe dirne tanto e troppo.

Rutelli di per sé è un uomo esteticamente accettabile per cui anche votabile: un cattolico che “ha fatto la comunione in tutte le parrocchie di Roma”, come dice il purtroppo sempreverde Pannella. Sennonchè diversi elementi giocano a suo sfavore da parte mia: 1) sono personalmente contrario alla figura del “sindaco” e favorevole a quella del podestà o del primo ministro di nomina papale; 2) Rutelli è alleato della “lista Bonino” che, secondo il mio inutile parere, è un’offesa alla città eterna, capitale del cattolicesimo, città dei Papi; 3) Rutelli è alleato della sinistra radicale che, pacatamente, mi sta sulle palle. Dunque nella scheda del sindaco, così come in quelle della circoscrizione e della provincia, infilerò una fetta di mortadella, con su scritto: “si stava meglio quando si stava peggio”.

Altro discorso è quello della Camera. Siamo stati liberati finalmente dalla dittatura dell’aut aut tra due schieramenti, ma certamente non viene meno quella battaglia eminentemente culturale, ma dai riflessi politici, tra un pensiero debole, relativista, ultratollerante, dai tratti laicisti e/o anticlericale e il pensiero forte che, per ignoranza, opportunità o sincera adesione, riconosce l’autorità ed il fatto che una Verità esista. Veltroni, col suo Pd, rappresenta proprio questo pensiero debole post comunista e radicale assieme, binomio già profetizzato da Augusto Del Noce, nel quale non possiamo riconoscerci (Veronesi, Odifreddi, Bonino, i radicali, Pollastrini, Turco, Marino con i cattolici adult(erat)i da contorno e quanto mai arrendevoli). D’altra parte Berlusconi è insopportabile e verso di lui si può riprendere il magistero di Sua Eccellenza mons. Marco Travaglio. Casini sarebbe votabile, ma non ha bisogno di voti alla Camera, bensì al Senato dove candida l’ottima Borghese che andrebbe votata solo per il fatto che il suo cognome è sulla facciata della Basilica di San Pietro. Ma ho 19 anni e non mi pongo il problema.

Chi voterò alla Camera sarà la “lista pazza” di Ferrara perché resterei indifferente se egli entrasse alla Camera, ma sarei contento se ci andassero personalità come Francesco Agnoli, di cui ammiriamo gli articoli su Il Timone e i libri, Giorgio Gibertini, Paola Bonzi o Olimpia Tarzia. Non sono d’accordo con loro quando dicono: “non va abrogata la legge 194”, perché la legge 194 va abrogata. Dato che giudico i temi “eticamente sensibili” (chiamati così per nascondere la loro vera natura e per permettere a leaders cerchiobottisti di fare i pesci in barile) al di sopra di qualunque conflitto d’interessi, di qualunque Alitalia e di qualunque Ciarrapico, se fosse eletto un parlamentare avverso alla cultura della morte strisciante, imperante, dominante e supina, ne sarei contento. E gradirei che non fosse neanche Ferrara, perché egli un giorno è qui, un giorno è lì ed è il classico intellettuale in preda alle passioni: ora delle ideologie, ora delle convenienze, ora delle illuminazioni propriamente esistenziali, quale questa sull’aborto.

G. K. Chesterton, semplicemente, diceva: “io sono normale nel senso corretto della parola”. Il problema è trovare il senso corretto della parola nell’immondezzaio lessicale che oggi attanaglia le nostre anime. E poi rifletterlo nella vita.




permalink | inviato da santaopposizione il 3/4/2008 alle 19:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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